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Da dove provengono i brani

Storia della canzone napoletana

Una breve storia della canzone napoletana, dal festival di Piedigrotta e i suoi concorsi canori ai tenori che la portarono in giro per il mondo.

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Risposta rapida

La canzone napoletana è una forma tradizionale di canto in lingua napoletana, per lo più canzoni d'amore e serenate. Divenne un'istituzione formale negli anni Trenta dell'Ottocento grazie al concorso canoro annuale del festival di Piedigrotta, crebbe grazie agli editori musicali e ai poeti, e fu portata all'estero dagli emigranti e da cantanti come Enrico Caruso. Il concorso di Piedigrotta si tenne fino al 1950.

Cosa significa il termine

La canzone napoletana è una forma tradizionale di musica cantata in lingua napoletana. Di solito è affidata a una voce maschile solista, anche se le soliste donne sono ben rappresentate, e si esprime in generi familiari come la canzone d'amore e la serenata. Molte canzoni parlano della nostalgia per la Napoli di un tempo. Wikipedia cita 'O sole mio, Torna a Surriento, Funiculì, Funiculà e Santa Lucia tra i brani che la definiscono.

Piedigrotta, dove tutto ebbe inizio

Veduta su Mergellina e sul Golfo di Napoli dalla collina sopra la città
Mergellina e il golfo, nella zona dove si svolgeva il festival di Piedigrotta · Photo: Dr.Conati, public domain, via Wikimedia Commons

Piedigrotta è una zona del quartiere Chiaia di Napoli, che prende il nome dalla chiesa della Madonna di Piedigrotta vicino all'ingresso della Crypta Neapolitana, nell'area di Mergellina. Treccani fa risalire il festival a una piccola cappella del XIII secolo e afferma che si teneva nella notte tra il 7 e l'8 settembre. Osserva inoltre che l'origine della canzone popolare napoletana è legata a questo festival.

Il concorso canoro

La canzone napoletana divenne un'istituzione formale negli anni Trenta dell'Ottocento grazie a un concorso annuale di composizione canora per il festival di Piedigrotta. Il vincitore del primo festival fu Te voglio bene assaje, tradizionalmente attribuita al compositore d'opera Gaetano Donizetti, sebbene un articolo del 1984 dimostri che non esistono prove storiche a sostegno di tale attribuzione. Il festival si tenne regolarmente fino al 1950, quando fu abbandonato.

Editori e poeti

Nel XIX secolo la canzone raggiunse tutte le classi sociali attraverso gli editori musicali, e Treccani afferma che Piedigrotta era diventato un evento pubblico per la vendita di spartiti e registrazioni. Emersero poeti che scrivevano per il mercato. Treccani cita Salvatore Di Giacomo (1860-1934), Libero Bovio (1883-1942) ed E. A. Mario (1884-1961), il cui catalogo superava le 2.000 canzoni. 'O sole mio, composta nel 1898, è citata come il primo celebre esempio del nuovo stile, influenzato da sonorità straniere.

Lasciare Napoli

Ritratto in bianco e nero del tenore Enrico Caruso in abito gessato
Enrico Caruso, il tenore nato a Napoli che cantò e incise le canzoni napoletane · Photo: unknown photographer, public domain, via Wikimedia Commons

Molte canzoni napoletane divennero famose in tutto il mondo perché gli emigranti da Napoli e dal Sud Italia le portarono con sé all'estero, all'incirca tra il 1880 e il 1920. Enrico Caruso, nato a Napoli nel 1873, cantò la musica popolare della sua città natale come bis al Metropolitan Opera di New York nei primi anni del 1900, e incise molte di queste canzoni. Divennero poi parte del repertorio standard dei tenori lirici. Caruso realizzò circa 250 registrazioni commerciali tra il 1902 e il 1920.

Cantanti di strada e caffè

Treccani descrive una tradizione di artisti di strada itineranti, i posteggiatori, noti anche come pusteggia o cuncertino, che diffusero la melodia napoletana in tutto il mondo. Tra la fine del 1800 e i primi tre decenni del 1900, la canzone tradizionale fiorì nei caffè-concerto e nei teatri di varietà. Sono gli stessi ambienti che un piccolo concerto dal vivo ancora riecheggia: voci, strumenti e un pubblico abbastanza vicino da ascoltarli senza amplificazione.

Dopo il 1950

Dal 1950 la canzone cambiò ancora. Treccani indica il Festival di Napoli, gestito dalla RAI, come attivo dal 1952 al 1970, e afferma che molti napoletani lo percepivano come una distorsione della tradizione. Le canzoni scritte dopo il 1950, come Malafemmena di Totò e Maruzzella di Renato Carosone, sono diventate classici a pieno titolo. Artisti successivi come Pino Daniele hanno tenuto vivo il napoletano nella musica popolare.

Dove collocare un'ora dal vivo

Un concerto di un'ora non può coprire tutto questo, e non ci prova. Offre il nucleo classico: le canzoni che i concorsi di Piedigrotta e gli editori resero famose, cantate dal vivo. Se cercate il suono più recente dagli anni 2010 in poi, con i suoi mix hip hop ed elettronici, questo non è quello spettacolo. Se volete le canzoni che cantarono Caruso e i Tre Tenori, questo è un buon posto per ascoltarle da vicino.

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Domande frequenti

Che cos'è la canzone napoletana?

Una forma tradizionale di canto in lingua napoletana, per lo più canzoni d'amore e serenate, spesso dedicate alla nostalgia di Napoli.

Che cos'era la festa di Piedigrotta?

Una festa legata alla chiesa della Madonna di Piedigrotta il cui concorso canoro annuale, a partire dagli anni Trenta dell'Ottocento, diede forma compiuta alla canzone napoletana.

Chi portò la canzone napoletana all'estero?

Gli emigranti di Napoli e del Sud Italia, e cantanti come Enrico Caruso, che eseguiva i brani come bis e li incideva su disco.

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Fonti

  1. La canzone napoletana (Treccani)
  2. Piedigrotta (Treccani)
  3. Canzone napoletana (Wikipedia)
  4. Enrico Caruso (Wikipedia)

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